|
|
| Le
Chiese Rupestri |
 |
L'ampio numero delle Chiese Rupestri a Matera e nell'immediato
territorio circostante è uno dei tratti distintivi e
più spettacolari dell'insediamento rupestre nell'area.
Circa centocinquanta siti di culto compresi in un lasso temporale
che dall'alto medioevo giunge fino al secolo XIX, strettamente
legati ad ogni fase storica, sociale e religiosa del territorio.
Le acquisizioni critiche più recenti, sulla base di riscontri
effettuati sulle fonti, i dati archeologici ed architettonici,
disegnano un panorama molto complesso ed articolato, svincolato
da un'accezione esclusivamente monastica e bizantina, nella
quale il fenomeno era stato circoscritto dalle prime ricerche
risalenti alla fine del secolo XIX.
Nel patrimonio delle chiese rupestri materane, converge l'intera
articolazione delle componenti etniche, religiose e istituzionali
dell'area: monasteri, santuari, antiche parrocchie, istituzioni
vescovili, sono tutti elementi presenti nella committenza, possesso,
gestione, ufficiatura delle chiese rupestri.
I luoghi di culto rupestri oltre che essere collegati all'insediamento
nel territorio di tante istituzioni ecclesiastiche e civili,
soddisfano soprattutto un bisogno afferente la popolazione locale,
sparpagliata su un territorio molto vasto e quindi accompagnano,
nella loro collocazione, la formazione degli assetti del territorio.
Le fonti più antiche finora disponibili attestano fin
dal secolo VIII insediamenti rupestri collegati alla presenza
di monasteri benedettini. Gli affreschi della Cripta del Peccato
Originale collegano l'ipogeo ad una delle grandi comunità
monastiche benedettine longobarde dell'area beneventana. L'abbazia
di S. Sofia di Benevento nel 774 possiede a Matera la chiesa
di S. Maria e S. Michele, generalmente individuata nella parte
più antica di S. Maria della Vaglia. Il monastero di
S.Vincenzo al Volturno nell'893 detiene le chiese di S. Elia,
un ipogeo tuttora esistente sulla Murgia e la chiesa di S. Pietro
in Matina da identificare con una delle cripte ancora intitolate
all'Apostolo. Nei pochi resti delle abbazia di S. Eustachio
alla Posterga e di S. Maria de Armeniis si riconoscono significative
componenti rupestri come pure nel monastero benedettino femminile
di S. Lucia il cui insediamento più antico, la chiesa
e le grotte delle Malve, appare quasi interamente in grotta.
Di origine benedettina sono anche le cripte di S. Gennaro al
Bradano e di S. Stasio alla Gravina, antichi possedimenti del
monastero di S. Lucia, e le chiese dello Spirito Santo e di
S. Maria delle Virtù, passata poi alle monache di Accon.
Infine anche l'abbazia di Montescaglioso, fondata nel secolo
XI, è in possesso di chiese rupestri localizzate nella
Murgia di S. Andrea. Nelle cripte benedettine meglio conservate
si notano impianti basilicali a tre navate e cicli affrescati
nei quali ricorrono iconografie tipiche della tradizione monastica
latina.
Pur non esistendo testimonianze dirette nelle fonti circa la
presenza di monasteri italogreci nel territorio circostante
Matera, alcune chiese rupestri sono da mettere in rapporto alla
componente etnica bizantina dell'area. A questo ambito appartengono
probabilmente le cripte del Cappuccino Vecchio, di S. Falcione,
di S. Maria di Olivares, S. Nicola dei Greci, le quattro chiese
eremitiche dell'insediamento monastico del vallone della Loe
datate tra IX e X secolo e la fase più antica di S. Barbara
antecedente la realizzazione degli affreschi tuttora presenti
nella chiesa. Al villaggio Saraceno sono presenti chiese bizantine
utilizzate a servizio della popolazione rurale come S. Luca
ove si nota addirittura un piccolo battistero, e la chiesa di
S. Nicola, in luogo di difficile accesso, probabile rifugio
del monaco eremita.
Altre chiese rupestri sono piccoli santuari rurali, qualche
volta dedicati all'Arcangelo ma soprattutto intitolati alla
Vergine. Cripte micaeliche risalenti ai secoli XI-XII sono all'Ofra,
presso la grotta dei Pipistrelli e a Cozzo S. Angelo, nelle
vicinanze di Montescaglioso. Tra i santuari mariani rupestri,
di particolare importanza il sito sul quale è costruito
l'odierno santuario della Palomba e l'imponente cripta di S.
Maria della Vaglia che tenuto conto della identificazione con
la chiesa citata nel documento dei Duchi di Benevento del 774,
potrebbe essere il più antico santuario mariano di Matera.
Altri santuari frequentati rispettivamente dalle popolazioni
di Matera e Montescaglioso sono Cristo la Selva e la Madonna
della Murgia.
Nella città, chiese di notevole fattura e qualità
sono il complesso del Convicinio S. Antonio, dell'Idris, di
S. Giovanni in Monterrone e di S. Nicola dei Greci. Fasi rupestri
significative si riconoscono anche in alcune delle principali
chiese parrocchiali quali S. Pietro Barisano e S. Pietro Caveoso
mentre anche nei monasteri di S. Francesco e S. Agostino, sono
state rintracciate cripte preesistenti all'insediamento della
comunità.
Innumerevoli le chiese scavate in prossimità di piccoli
insediamenti rurali o lungo gli antichi percorsi che legano
la città alla campagna. In queste si riconoscono elementi
architettonici desunti dall'architettura " fuori terra
" ma soprattutto uno scavo finalizzato a creare nel sito,
con un dispendio minimo di risorse, gli elementi più
indispensabili all'officiatura del luogo di culto. Lo scavo
dell'aula qualche volta è accompagnato dalla costruzione
in muratura della facciata o di altre strutture interne. Negli
impianti si ritrovano gli elementi costituenti gli edifici in
muratura, contestualizzati, però, nel difficile ambiente
rupestre. Le chiese sono ad aula unica oppure a tre o due navate.
Spesso sono concluse da absidi qualche volta preceduti da transetti
di ridotte dimensioni. In molte cripte si nota l'accenno di
una cupola realizzata con uno scavo lenticolare, mentre il ricordo
delle coperture a tetto delle chiese in murature compare nell'uso
di soffitti a schiena d'asino rilevabili negli ipogei più
complessi.
Nel territorio cripte di notevole interesse, ed alcune ancora
ben conservate, si rintracciano lungo la Gravina, il Bradano,
gli affluenti principali dei due fiumi ed a margine della viabilità
più antica. La Madonna degli Angeli evidenzia una tecnica
di scavo molto precisa ed un ampio corredo di affreschi. La
Madonna dei Derelitti conserva una elegante facciata in muratura.
Nelle cripte di S. Falcione e di S. Vito alla Murgia si notano
due presbiteri preceduti da un'aula unica. Al Cappuccino Vecchio,
il raro impianto a due navate si presenta in tutta la sua complessità
ed eleganza.
Nella Madonna delle Tre porte, l'elemento significativo oltre
che dal residuo corredo di affreschi è costituito dalla
pianta a tre navate con absidi contrapposte. Le cripte di Cristo
la Selva e di S. Martino, si presentano al centro di un vasto
insediamento abitato da pastori. S. Eustachio alla Selva Venusio,
pur in parte crollata consente ancora di leggere l'impianto
a tre navate con nicchie e cappelle laterali.
Altre chiese collocate lungo la viabilità principale
costituiscono precisi capisaldi sul territorio a servizio di
piccole comunità agropastorali o con funzioni di semplici
cappelle rurale. La cripta degli Evangelisti conserva testimonianze
di un ampio ciclo affrescato. La Madonna dell'Abbondanza è
tra le chiese ipogee più vaste. S. Pietro in Principibus
presso l'Appia, evidenzia un elegante impianto a basilica.
Il patrimonio delle chiese rupestri nell'area del Parco, costituisce
un unicum la cui articolazione e complessità in termini
di storia e spiritualità contribuisce a delineare l'identità
di un'area molto vasta. |
 |
| Galleria
Fotografica |
 |
|






 |
|
|