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Uomo e Territorio
L’uomo ha popolato la Murgia sin dai tempi preistorici, con stazionamenti risalenti al Paleolitico (Grotta dei pipistrelli) e all’epoca Neolitica (villaggio di Murgecchia, di Murgia Timone e di Trasanello). Numerose testimonianze di queste fasi si conservano presso il Museo Nazionale "Domenico Ridola" a Matera, mentre testimonianze del periodo greco (VIII-VII secolo a.C.) e romano (dal III a C.) affiorano più numerose sul versante di Montescaglioso.
Si suppone che nel corso di questi secoli il territorio murgico fosse dominio di pastori e mandriani che abitavano in piccoli villaggi ricavati dall’adattamento di piccole caverne naturali.
Difatti, il manto boscoso che ricopriva un tempo la Murgia, ben si prestava al pascolo di bovini e di ovini.

Saranno proprio le comunità dei pastori a lasciare successivamente un segno indelebile del rapporto tra uomo e natura. Casali, villaggi rupestri, tra cui S. Nicola all’Ofra, Cristo la Selva, Villaggio Saraceno ed altri, muniti di area sepolcrale e chiesa rupestre, conservano ancora intatti il fascino dell’insediamento in grotta. A queste strutture si affiancavano gli jazzi, ovili, realizzati tenendo presente le esigenze degli animali e caratteristici per i tipici muretti a secco, per la pendenza ed esposizione a sud.
Ma l’arte rupestre interessa anche la religione e così che l’immigrazione di comunità greche provenienti dalla Sicilia, dalla Calabria, il monachesimo benedettino e successivamente gli Armeni, gli Ebrei e Schiavoni, ognuno con propri usi e costumi modelleranno le grotte per farne chiese, cenobi, cappelle che verranno arricchite da elementi architettonici tipici della liturgia greca e latina.

Una specificità del patrimonio artistico delle chiese rupestri nel Parco è costituito dall’imponente corredo di affreschi conservatosi, spesso intatto, con dipinti databili a partire dal IX-X secolo e rappresentativi della cultura longobarda, bizantina e latina-occidentale.
Il rapporto tra uomo e natura all’interno del Parco della Murgia Materana copre in maniera spettacolare anche il periodo temporale che va dal 1500 agli inizi del 1900.

Lo sfruttamento cerealicolo-pastorale del territorio determinerà la realizzazione di masserie, iazzi, sistemi di canalizzazione, vasche di decantazione e cisterne per la raccolta delle acque, che verranno messe in rete tra di loro attraverso una viabilità che si collegherà anche con la città di Matera, che ancora oggi è leggibile ed utilizzata per gli spostamenti all’interno del Parco.
Ed è proprio all’interno del Parco che si trovano delle stupende masserie padronali, alcune delle quali fortificate, che dislocate lungo tutto il territorio interessato stanno diventando i luoghi privilegiati per la sosta dei turisti che hanno voglia di stupirsi davanti ad una insolita area protetta.
 
     
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