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Fauna
L’apparente asprezza del territorio del Parco della Murgia nasconde, in realtà, un ambiente naturale che colpisce per la sua bellezza segnata da imponenti pareti rocciose e dolci distese ondulate, profonde gole e fresche lame, che si presentano l’una dietro l’altra, in una continuità che non finisce di sorprendere. 

Fra la gariga e la macchia mediterranea, nei boschetti residui di roverella e di fragno, 
si nasconde, oltre all’interessante flora rupestre, una fauna ricca e pittoresca. 
Avvicinandosi al torrente Gravina, che attraversa l’omonimo territorio, è facile ascoltare il canto dell’usignolo di fiume o dello scricciolo, che vivono nascosti tra la vegetazione di salici e cannucce di palude che contornano il corso d’acqua.
Molto curioso l’aspetto dello scricciolo, piccolo e molto somigliante ad una pallina, con il piumaggio bruno-rossiccio e molto folto, e la coda tipicamente tenuta all’insù. Si nutre principalmente di larve, insetti e bacche.
Nella rigogliosa macchia mediterranea, invece, è molto facile trovare per terra aculei di istrice, magari vicino a fossette scavate per mangiare le radici dell’aro (o pan di biscia).
L’istrice è un roditore strettamente vegetariano e gradisce molto le radici, la frutta e le cortecce tenere, di cui la Murgia è ricca. È un animale che si sposta prevalentemente di notte, per cui risulta più facile avvistare i suoi aculei magari vicino alla tana, piuttosto che poter osservare di persona la sua corporatura rozza e robusta, sormontata dai lunghi aculei bianchi e neri.

Se si è fortunati può capitare di veder far capolino, magari dietro qualche lentisco, un meraviglioso colubride, il Colubro Leopardino, che prende il nome dalla caratteristica colorazione nella parte superiore, con macchie a pelle di leopardo rosso-gialle o rosso-sangue.
Altri rettili che è possibile incontrare sono il Biacco, il Cervone, la Natrice dal Collare e la Vipera Comune.
Ma la fauna terrestre non si esaurisce qui: faine, volpi, tassi e ricci percorrono abitualmente i sentieri del parco, approfittando della tranquillità che deriva da un territorio ancora in parte incontaminato dall’uomo.
Mentre la vita scorre serena fra le spettacolari rocce calcaree, lassù in alto il cielo si oscura al passaggio della ricca fauna ornitologica che movimenta i cieli del Parco della Murgia. Vale la pena ricordare, per pregio ed importanza, la presenza del prezioso Capovaccaio, il più piccolo avvoltoio europeo. Sull’altipiano murgico ha trovato un habitat ideale, visto che vive abitualmente al seguito degli armenti, cosa da cui ha derivato il nome.
Si nutre di rifiuti, approfittando dei cadaveri, delle placente e degli escrementi del gregge. Si riconosce dal caratteristico piumaggio bianco sporco, con un irsuto collare; il muso è giallo arancione, perché in questa zona la pelle è nuda, e attorno al muso ha molte penne filiformi che formano una specie di aureola.
Il Capovaccaio ha una particolare capacità: infatti per rompere le uova utilizza una pietra tenuta nel becco, anche se sembra che tale comportamento non sia innato ma appreso e tramandato. Le ali del Capovaccaio incrociano spesso il volo con quelle di Poiane, Nibbi Reali, Bianconi e Falchi Lanari, che caratterizzano in maniera singolare l’avifauna del Parco.
Quasi tutti si nutrono di topi, vipere, rane, che è molto facile trovare in questi luoghi: bellissimo vederli cacciare, quando dall’alto puntano la preda e, magari, con la caratteristica posizione dello "Spirito Santo", piombano sull’inconsapevole vittima, garantendosi almeno un altro giorno di vita. Molti di loro sono nidificanti, ed alcuni prediligono gli anfratti rocciosi per la deposizione delle uova e trovano, fra le vaste pareti rocciose della Gravina il luogo ideale per la posa delle stesse uova.

Un discorso a parte merita il Falco Grillaio, che adora svernare in questi luoghi e che, non a caso, è stato scelto quale simbolo del Parco.

Una fauna, quella del Parco della Murgia, molto ricca e variopinta, grazie anche al carattere scosceso e selvatico di alcune aree del Parco, che non ha favorito la totale antropizzazione del territorio a vantaggio di una fauna che invece vi ha trovato le condizioni ideali per la propria sopravvivenza.
 
     
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