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Lo scenario nazionale 28/04/2005
Giugno 2003: nel parco delle Cinque Terre, in Liguria, è stato celebrato il IV Congresso della Federparchi.
Dopo la Seconda Conferenza Nazionale delle Aree Naturali Protette (Torino – ottobre 2002), utile per mettere analizzare la situazione italiana a dieci anni dalla legge quadro sulle aree protette n. 394/91 ed in cui era emersa la necessità per i Parchi di accentuare politiche che creino sviluppo durevole e compatibile e che siano in sintonia con le esigenze delle popolazioni locali, affinchè i Parchi possano anche raggiungere una maggiore autonomia finanziaria, nel giugno 2003 nel parco delle Cinque Terre, in Liguria, è stato celebrato il IV Congresso della Federparchi, l’associazione che raggruppa sostanzialmente tutti gli enti gestori di aree protette, cui aderisce anche il Parco della Murgia Materana.

Il Congresso ha sancito la conclusione di un vero e proprio ciclo, quello del processo istitutivo dei parchi italiani.
Salvo qualche ultima, troppo a lungo attesa, decisione su Alta Murgia e Val d’Agri e pur con la persistente deprecabile assenza del Gennargentu; dopo le decisioni della Campania che si allinea alle regioni più avanzate; con le recenti numerose istituzioni di Aree Marine protette. Oggi possiamo dire che l’Italia ha i suoi parchi e un periodo difficile e allo stesso tempo entusiasmante volge a conclusione. Pionieristico negli anni settanta, innovativo a scala regionale negli anni ottanta, tumultuoso negli anni novanta dopo l’approvazione della legge quadro, il periodo della permanente straordinarietà deve considerarsi concluso e deve iniziare quello della normale e piena integrazione dei parchi nella vita istituzionale del nostro Paese.

In pochi anni l’Italia ha realizzato un efficace, esteso e partecipato sistema di aree protette. Centinaia di “laboratori” sono al lavoro per sperimentare azioni innovative proponibili all’esterno. Si può contare su un “valore aggiunto” territoriale che comincia a dare i suoi frutti virtuosi. Alcune lungaggini spesso immotivate, gli inevitabili contrasti politici di una fase di avvio, certe rigidità che in alcuni luoghi si sono manifestate, possano avere offuscato in parte il disegno originario, ma l’esperienza concreta ha indicato le correzioni da apportare. Per questa ragione vi è oggi apertura nei confronti di ogni proposta migliorativa che individuino mezzi e strumenti idonei ad affrontare questa nuova fase di vita delle aree protette che hanno bisogno, allo stesso tempo, di maggiore tutela e più dinamismo.

Sul piano generale nell’immediato futuro occorrerebbe prefigurare un sistema istituzionale equilibrato, al quale concorrano con uguali possibilità e poteri il livello nazionale e quello regionale, ad integrare una volta per tutte le attività delle aree protette con le politiche nazionali e comunitarie, a dotare gli Enti di gestione dell’efficienza necessaria a realizzare i compiti d’istituto. Sul piano politico, poi, si ritiene doveroso agire urgentemente, avendo presenti gli indirizzi generali – e in particolare quello della leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali - ma senza farsi condizionare dal fatto che sia in corso la revisione delle norme. Quella delle risorse finanziarie per i parchi è una questione di assoluta priorità. Sia per i parchi nazionali che per quelli regionali. Non solo lo Stato ma anche diverse regioni, infatti, stanno riducendo i finanziamenti, in particolare quelli destinati agli investimenti.

Per i parchi nazionali, in contemporanea con la istituzione di nuovi enti e quindi con un maggior numero di soggetti con cui ripartirle, sono venuti a mancare tutti gli interventi di Programmi e progetti particolari, finanziamenti straordinari e speciali (Programmi Triennali, CIPE, PAN, POMA, Prevenzioni incendi, Fondo investimenti, Restauro ambientale, Contributi straordinari, Occupazione), che hanno permesso in passato ai parchi di porsi all’avanguardia nell’azione di tutela ambientale e di promozione del territorio, riscuotendo notevole successo e consenso.

Oggi infatti molti enti locali chiedono di entrare a far parte di aree naturali protette, consapevoli e convinti del fatto che lo sviluppo sostenibile, per determinate zone, è l’unica possibilità. E’ di evidenza assoluta la necessità di affrontare, a partire dal 2004, la questione delle risorse finanziarie ai parchi nazionali, a quelli regionali e alle aree marine protette, sia per la corrente gestione che per gli investimenti.
 
     
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