HOME       CONTATTI   
IL PARCO      ESCURSIONI      CEA - CENTRI VISITA      COMUNICAZIONE      ENTE PARCO    
 
 
 
IL PARCO
Uomo e Territorio > Ovili e cisterne
 
 
Scoprire il Parco
Geologia
Preistoria
Clima
Storia del Parco
Le Chiese Rupestri
Flora
Fauna
Uomo e Territorio
Masserie
Ovili e cisterne
Cave di tufo
Matera
Montescaglioso
Ricordi del Passato
 
Iscriviti alla newsletter Iscrisione Newsletter
Invia questa pagina ad un amico Invia questa pagina
Cerca nel sito Cerca nel sito
 
 
Ovili e cisterne
La pastorizia è da sempre stata una delle componenti produttive più importanti dell’economia della Murgia. L’attività è collegata ai primi insediamenti umani attestati nel territorio ed ancora oggi caratterizza il paesaggio della Murgia con una fitta rete di manufatti ed impianti anche molto complessi. Jazzi e stalle esistono in tutte le masserie dell’area, Torre Spagnola, Venusio, Del Monte, Malvezzi, S. Francesco, Monacelle.
La tipologia più antica è documentata negli insediamenti del neolitico. Nei grandi villaggi trincerati della Murgia, la sistemazione degli animali è ricavata in recinti delimitati da arbusti spinosi o da piccoli muri a secco collocati all’interno di un’area più vasta protetta da una grande trincea scavata nel tufo.
La testimonianza più significativa è costituita dall’insediamento di Murgia Timone.

Altri impianti sono costituiti da grotte naturali o appositamente scavate, da manufatti in tufo coperti in legno, canne e volte o dai cosiddetti "lamioni" utilizzati soprattutto per i bovini.

Tutti gli impianti sono sempre collocati in siti ove è possibile disporre di acqua ed evacuare i liquami: su terreni in pendenza o nei pressi di un canale naturale.
Gli jazzi in grotta più antichi utilizzano cavità naturali, spesso tratti terminali di inghiottitoi di natura carsica.
Un esempio significativo è la grande grotta di località Pianelle al confine tra Matera e Montescaglioso ove la cavità naturale è chiusa e suddivisa all’interno da murature a secco. In presenza delle condizioni ambientali adatte sono gli stessi pastori a scavare le grotte. In tal caso gli ipogei, collocati in adiacenza gli uni agli altri, sono sempre preceduti da terrazzamenti più o meno ampi delimitati da muri a secco o da arbusti spinosi.
Al villaggio Saraceno si rintracciano testimonianze tra le meglio conservate ma strutture analoghe si notano anche negli jazzi rupestri della masseria del Cristo e di S. Pietro presso Masseria Ridola.
Una ulteriore evoluzione delle stalle ed ovili in grotta è costituita da impianti nei quali oltre al recinto ed al terrazzamento, è presente uno scavo del ricovero non molto profondo ma preceduto da una muratura in tufo. Lo spazio compreso tra la grotta ed il perimetro esterno è coperto da un tetto ligneo poggiato sul muro ed in piccoli fori praticati nel masso tufaceo della grotta. Esempi significativi sono nello jazzo attiguo alla cripta di S. Pietro in Prinicpibus e nell’ovile della cripta della chiesa di S. Falcione.
A Villa Irene, sulla Murgia S. Andrea, l’utilizzo delle grotte come ovili o stalla raggiunge una complessità notevole. L’ovile più antico occupa un vasto pianoro attraversato da un torrentello e chiuso da un possente recinto a secco.
Nei lati della piccola gravina sono aperte numerose e vaste cavità provviste di mangiatoie e circondate a loro volta da altri recinti tanto da segmentare le aree delle stalle a seconda dell’utilizzo: ricoveri per i buoi, i tori, le giovenche etc. L’impianto è dominato dalla casa del massaro che controlla il tutto ed è collegato ad un complesso sistema di raccolta delle acque. Negli jazzi in muratura, invece, il ricovero degli animali è costituito da un ambiente lungo e stretto coperto con volta a botte o tetto in legno o canne. L’ambiente è chiuso verso l’esterno ed aperto con archi verso il cortile interno. L’ovile o la stalla occupano tre lati dell’edificio. Il quarto è occupato dall’ingresso, dal caciolaio e dall’alloggio del pastore.
L’impianto è sempre su un terreno in pendenza ove il ricovero degli animali è collocato nella parte più alta tanto da poter facilmente allontanare i liquami. Impianti di tale natura sono molto diffusi e sulla Murgia sono in genere annessi alle masserie più imponenti. Ovili di questo tipo sono jazzo Gattini, jazzo dei Sorci, quello di Lamaquacchiola e l’imponente jazzo della masseria Del Monte.
I due grandi ovili di Villa Irene a Murgia S. Andrea, in prossimità dell’impianto più antico conservano anche un caciolaio di sec. XVIII nel quale il grande camino circolare sormontato dal comignolo monumentale, è affiancato dall’ambiente per la lavorazione del latte e l’alloggio dei pastori.

Il caciolaio è circondato da un recinto attrezzato da un lungo abbeveratoio sezionato in vari settori da chiuse in legno e collegato ad una cisterna a tetto posta a poca distanza.
Il recinto è utilizzato per la raccolta del gregge che dalla mungitura passa poi ai ricoveri notturni.
Pastori e massari riescono ad impiantare ovili anche lungo le pareti più ripide della Gravina. Negli anfratti della forra, l’ovile scompare alla vista e l’accesso, lungo stretti sentieri scavati a picco sul baratro, permette una difesa più efficace. Gli impianti di tale natura sono costituiti da più livelli sovrapposti per tre /cinque piani.

A lato dei sentieri si aprono tutti gli spazi dell’ovile/stalla: i ricoveri per gli animali, gli ambienti per le lavorazioni, le cisterne, gli alloggi e finanche le sepolture o la chiesa.

Caratteristica significativa è la presenza ai due capisaldi opposti del percorso principale di murature possenti poste a sbarrare l’accesso che è garantito da una sola piccola apertura a misura di pecora o capra. E’ facile immaginare come la difesa di un simile impianto fosse abbastanza agevole. Gli esempi più significativi di si rintracciano nei pressi della cripta di S. Maria de Olivares e di S. Eustachio nella Selva Venusio.

Alla pratica della pastorizia e dell’agricoltura sono strettamente connesse le tecniche, canali, cisterne ed abbeveratoi, utilizzate per la raccolta, la conservazione e distribuzione dell’acqua che per secoli è stato il problema più importante da risolvere nelle città e nel territorio della Murgia.
Se il grande "palombaro" presso S. Domenico a Matera e la rete di cisterne dell’abbazia di S. Angelo a Montescaglioso, attestano il livello raggiunto dalle tecnologie utilizzate negli abitati, un’analoga complessità si nota anche negli impianti rurali.

La capillarità e l’ampiezza delle reti evidenziano come i fabbisogni da soddisfare siano in rapporto non tanto alla popolazione residente nelle campagne, quanto al patrimonio di greggi e mandrie. Il punto critico era raggiunto ovviamente in estate e perciò le tecnologie utilizzate hanno il compito soprattutto di garantire la riserva estiva.

Nella Murgia si notano diversi sistemi a rete o isolati. In adiacenza di iazzi, ovili e stalle esistono sempre grandi cisterne per l’acqua collegate ad aste torrentizie o a reti di canalette superficiali capaci di convogliare l’apporto garantito dalle piogge. Grandi cisterne a tetto, ovvero uno scavo coperto da volta a botte, si notano nei pressi dello jazzo Gattini e del grande ovile della masseria Del Monte.
La stessa tipologia la si rintraccia in quasi tutte le masserie ove un ulteriore apporto di acqua è garantito dall’utilizzo delle superfici lastricate o coperte, cortili, aie e tetti come a masseria Malvezzi dove al centro del cortile interamente pavimentato, compare la cisterna nella quale è convogliata l’acqua proveniente dall’intero edificio.
Le masserie, oltre che residenze, stalle e luoghi di trasformazione delle produzioni agricole, sono vere e proprie macchine per la raccolta dell’acqua.
Al Villaggio Saraceno è possibile notare come dal torrente centrale partano canalette collegate a cisterne e vasche.
Sul pianoro sovrastante la cripta del Canarino la cisterna, probabilmente appartenente ad un insediamento neolitico è l’elemento terminale di un sistema di piccoli canali che tagliano in diagonale il pendio, raccogliendo l’acqua di dilavamento.

A Cristo la Selva si rintracciano cisterne nei terrazzamenti più bassi ove l’acqua giunge dai percorsi e dai terrazzamenti superiori. Nel canale della Loe, nascoste da una fitta boscaglia e scavate in pareti pressochè verticali, esistono cisterne che sfruttano faglie e spaccature naturali della roccia o piccoli canali che segmentano la parete. Il boccaglio è in alto, all’interno di una nicchia, ed è raggiungibile da piccoli gradini appena scavati nel tufo.
Il complesso più organico per la raccolta la gestione della risorsa idrica esistente sulla Murgia è sicuramente quello di Villa Irene nella Murgia S. Andrea.

L’enorme sviluppo della rete di raccolta e conservazione deriva dalla unitarietà della gestione del comprensorio che si è mantenuta sostanzialmente intatta fin dal secolo XI. Nella fase medievale l’area è in possesso dell’Abbazia Benedettina di Montescaglioso.
Sul finire del secolo XV passa ai feudatari del paese e agli inizi del sec. XVIII alla famiglia Strada.
Esistono circa una decina di cisterne del tipo a tetto, tutte attrezzate con abbeveratoi e sistemi di pompaggio azionati da forza animale o direttamente dai pastori.
Numerose le cisterne ad imbuto sparpagliate in ogni angolo della proprietà secondo un sistema puntiforme formatosi per conservare acqua per greggi e mandrie un po’ dappertutto. Particolarmente imponente la cisterna realizzata per irrigare il grande orto/giardino della masseria e quella posta nella parte più bassa dell’impluvio che scorre a fianco della casa padronale. Sulla Murgia la risorsa acqua è prelevata ovunque se ne presenti l’occasione. In alcuni tratti delle Gravine, ove le sponde sono basse e accessibili, si rintracciano cisterne ad allagamento. Le cavità, molto grandi, sono scavate in maniera da svilupparsi al di sotto della linea d’acqua dei torrenti.
Durante le piene invernali le grotte saranno allagate e con il ritiro del fiume, l’acqua resterà nelle parti inferiori dello scavo garantendo un notevole quantitativo di acqua per i periodi siccitosi. Riserve alimentate con l’allagamento esistono lungo il corso della Gravina di Picciano nei pressi dell’insediamento dei Grottini e lungo la Gravina di Matera nel tratto sottostante masseria D’Alessio nel territorio di Montescaglioso.
La capacità di raccogliere, conservare e distribuire razionalmente l’acqua, è la connotazione più importante dell’insediamento umano sulla Murgia.
Fin dal neolitico l’uomo è stato in grado di sviluppare tecniche e manufatti, che rimasti sostanzialmente immutati per secoli, sono ancora oggi efficienti.
 
     
  www.parcomurgia.it
Ente Parco della Murgia Materana - Contatti - Privacy Credits: www.basilicatanet.com