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Parco dei Monaci
La Grancia di Parco dei Monaci
Su di un rilievo dominante l’antico, guado sul torrente Gravina, al confine tra i territori di Montescaglioso e Matera sorge la storica “Grancia di Parco dei Monaci”.
La posizione dell’edificio rurale era strategica nei tempi andati in quanto consentiva il controllo del tratturello 80 che chiudeva, come un anello, buona parte dell’agro di Montescaglioso nel punto in cui entrava nel territorio di Matera e del tratturello 82, che collegava l’area marina del Metapontino con il Regio Tratturo Castellaneta-Melfi nel punto in cui, lasciando l’agro di Montescaglioso, si dirigeva verso i tenimenti di Laterza e Ginosa.
Punto avanzato verso nord della colonizzazione dell’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo di Montescaglioso la costruzione deve il suo toponimo all’impianto del grande uliveto che ricopriva l’intero rilievo spingendosi giù fino all’alta scarpata della “gravina” ad est, la piana di Calabretta ad ovest, le Pianelle a sud e l’agro di Matera a nord.
L’edificio di forma quadrata, evidenzia la sua origine medievale di casale fortificato. Attualmente consiste in una serie di vani a piano terra che perimetrano una corte interna. Da una verifica degli elementi costruttivi ancora visibili si evince l’esistenza di un piano superiore. Una conferma di questa supposizione è data dalla presenza della caditoia sull’arco d’ingresso, d’una scala che univa il piano terra al superiore, dal marcapiano ancora visibile sulla parete settentrionale ed occidentale, dalle residue tracce di mura sul lato orientale.
L’esistenza di un piano superiore è confermata, inoltre, da un documento del XVIII secolo che fa menzione della sopraelevazione.
Come per la maggior parte delle strutture rurali anche la grancia è stata realizzata in due o più tempi. La parte posteriore, con il varco d’ingresso alla corte, è probabilmente la più antica, presentando una struttura muraria cementata con ciottoloni di fiume e parti di conci di tufo. Una edificazione primitiva databile tra l’XI ed il XII secolo. La parte anteriore, costruita a regola d’arte con conci di tufo e segnata dal marcapiano, è la meno antica.
Nella corte, su tre lati, si aprono diversi ambienti destinati a cappella, dormitori, depositi ed un trappeto del quale rimane la pietra basale del torchio. Al centro era presente il pozzo, mentre nell’angolo destro la cantina ipogea. Subito dopo l’arco d’ingresso, a destra, inclusa nella muratura, la scala che conduceva al piano superiore.
Esternamente la grancia presenta il portone d’ingresso, preceduto da un ampio spazio rettangolare, un tempo recintato, al quale si accedeva da due varchi, uno rivolto verso Montescaglioso, l’altro verso Matera.
Il tenimento di Parco dei Monaci, di circa 150 tomoli, risultava proprietà dell’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo di Montescaglioso sin dall’XI secolo. Una proprietà tenuta con grande cura dai monaci e destinata a vigneto ed uliveto. Nel 1784 i benedettini si trasferivano da Montescaglioso a Lecce non alienando le proprietà terriere fra le quali Parco dei Monaci. Confiscata con le leggi napoleoniche del 1806, la grancia veniva assegnata, nel 1818, dopo il ritorno dei Borboni sul trono di Napoli, ai Conventuali di San Lorenzo Maggiore. Con le leggi eversive postunitarie, Parco dei Monaci tornava a far parte del Demanio dello Stato e dato in affitto, il 6 maggio 1866, al Priore Pietro Di Gennaro di Altamura. Posto in vendita dal Demanio, nell’asta del 1873, la tenuta veniva acquistata dall’avv. Francesco Passarelli (sindaco di Matera ucciso in una imboscata nel 1892) unitamente a Michele Manfredi e Francesco Caropreso, il quale dopo pochi anni, vendeva la sua quota a Giuseppe Stagno.
Oggigiorno l’Ente Parco, al fine di recuperare questa storica struttura che è entrata a far parte, come punto d’ingresso attrezzato, al cuore dell’area protetta, ha dato l’avvio ad un progetto che prevede la realizzazione di un centro visite.
 
     
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