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Montescaglioso
Montescaglioso, centro storico ricco di monumenti e di grande interesse ambientale. L’abitato è attestato fin dal VIII secolo a.C., come uno dei più importanti centri di quella che diverrà la Magna Grecia lucana. All’anno 893 risale la prima attestazione medievale, quale centro fortificato nel quale sono insediati i monaci benedettini. E’ all’XI secolo che risale invece la realizzazione della bellissima Abbazia Benedettina di S. Michele Arcangelo che giocherà un ruolo fondamentale nelle vicende socio-economiche del centro abitato fino al XIX secolo.

Montescaglioso si presenta oggi con un impianto urbano a farfalla imperniato sulla piazza centrale (presso il castello), il nodo laico dello sviluppo urbano, e su altri due poli monastici.

E’ città-natura che cresce per limiti polari e si costruisce sui limiti, per cui a Montescaglioso si confrontano, insieme ai poli, tre grandi linee di definizione dell’impianto.
La prima, la primordiale, più ondulata e dirupata sulla Gravina di Matera, definisce il fronte climaticamente fresco esposto a nord e a nord-est.
La seconda, più fittamente ondulata, guarda verso la valle del Bradano, esponendosi a sud-ovest e contenendo il limite del rapporto città-campagna con la presenza delle cantine.
La terza, l’asse del Corso, che è detto "a chiazz’" è la linea del limite storico in cui si rappresenta la centralità urbana, si costruisono i palazzi dei professionisti e dei proprietari terrieri, si affacciano i circoli delle associazioni, si localizzano le sedi delle rappresentanze politiche e sindacali, si aprono i luoghi minori del minimum urbano.

Le linee liminari confluiscono sui due poli fondamentali del paese, l’Abbazia e la piazza, esprimendo le due spinte fondamentali di esistenza della città con significati e pesi storici diversi. L’Abbazia di S. Michele, uno dei monumenti monastici più interessanti del Mezzogiorno, con influenze toscane e romagnole, rappresenta l’apertura al mondo della città nella cultura dei limiti: nei rapporti con le risorse, di cui in genere gode il monachesimo.
In particolare l’Abbazia si inserisce nel ciclo dell’acqua piovana con un interessante sistema di cisterne comunicanti in serie. E il sistema popolare e domestico, autorigenerativo e di autoconsumo, eredita certamente questa grande scuola monastica di sopravvivenza fondata sia su una secolare esperienza con i limiti delle risorse, con le calamità naturali ed umane sia sull’attenzione al corso del sole, alle dinamiche dell’acqua piovana, alla padronanza del vento nei vari tipi di spazio.

Nella piazza, dove pure confluiscono le tre linee di definizione dell’impianto urbano, a dominare è la natura estroversa di apertura sociale della città, che vuole esprimere una maggiore indipendenza nello scambio con il mondo, mediando le relazioni con i sistemi locali.
 
     
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